lunedì 12 novembre 2012

"Untori" Nutrizionali







"Per due motivi noti di carattere biologico (il sesso e la nutrizione) e per diversi motivi meno noti, di carattere tra l’istintivo e il patologico, siamo costretti a sopportare l’esistenza, la vicinanza e perfino il contatto di esseri contrari alla nostra ragione; questi esseri vengono genericamente chiamati gli altri."
•Juan Rodolfo Wilcock-


   Cito in causa un poeta argentino per sottolineare la diffusa avversione che molte persone hanno nei confronti di usi e costumi alimentari differenti dai propri. Da qui deriva, in molti carnivori, una sorta di imbarazzante inadeguatezza nel momento in cui ci si ritrova a condividere il pasto con un vegetariano.
   In realtà essere vegetariani non è una sorta di patologia del cui contagio aver timore: non siamo certo degli untori che cospargono di erbe e ortaggi i luoghi da cui passiamo, alla stregua della sostanza gialla che si credeva fosse la fucina della dilagante pandemia pestilenziale.
   A volte molte persone credono così fermamente in qualcosa, che sembra abbiano paura della sola vicinanza di individui che possano in qualche modo confutare ciò che per loro è inopinabile.
Difatti alcuni di questi soggetti, forse per esorcizzare la loro fobia, iniziano a disquisire  sulla "cattiva abitudine" di essere vegetariani, adducendo cause salutistiche, sottolineando le innumerevoli deplezioni di componenti essenziali e i conseguenti stati patologici che tale dieta apporterebbe, lanciando anatemi sulla sicura e imminente venuta di una malattia mortale a coloro i quali praticano tale alimentazione e ancor peggio, a chi decide di nutrire i propri figli in tal modo.
    E' ovvio che ognuno di noi è assolutamente libero di avere un'opinione personale sul come nutrirsi ma ciò rappresenta un mero giudizio partorito da chi di scienza dell'alimentazione ne ha "masticata" ben poca e che spesso si ciba avidamente di "luoghi comuni" e pasteggia con succulenti "sentito dire".
   Avversamente trovo iniquo anche chi, issando la bandiera dei vegetariani, stia con il dito puntato verso chi la pensa diversamente. C'è chi, essendo vegetariano, crede di detenere il potere della pietra filosofale dell'onniscienza, ossia di conoscere e poter discernere, per scienza infusa, il bene e il male. Quindi si fa portavoce di profonde virtù e di eroiche gesta, quasi fosse l'unico paladino della giustizia nonchè il salvatore del mondo. Io la chiamo la sindrome del "Messia vegetariano"...
   Per carità, anch'io sono in genere ritrosa nei confronti di chi, pur agendo con una certa riluttanza, manca di sensibilità nei confronti degli animali, spinto magari nel perseverare nel suo atteggiamento solo da un'abitudine inculcata o da carenza di vere e proprie spinte emotive. Ma non per questo stabilirei un circondario intorno a me da persone che mentre ingurgitano un pezzo di carne non rammentano che prima era un tenero maialino che grugniva. Anche se, mio malgrado, visto lo stato in cui versano gli animali negli allevamenti intensivi nonchè  l'atroce agonia pre-morte a cui sono sottoposti, non saprei se, vedendoli, augurerei loro che la morte sopraggiunga quanto prima... 

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