sabato 18 agosto 2012

Dipendenze nutrizionali

Diventare vegetariani, lo ammetto, non è facile. Non è facile per niente. Soprattutto quando si vive in una famiglia di onnivori, quando i vostri amici associano mentalmente la parola "estate" a grigliate di arrosticini e affini, quando il vostro compagno/a è un ottimo cuoco e magari, soprattutto all'inizio di una storia, vi invita a cena e vi prepara (dolcemente convinto di farvi piacere) il pennuto di turno al forno con patate... 
Quando voi elegantemente gli farete notare che avreste preferito vederlo svolazzare nell'aia  con la prorompente eleganza della sua cresta, probabilmente lui si presenterà il giorno dopo munito di un tenero mazzo di fiori, quale pegno da pagare per aver urtato la vostra sensibilità. E quando voi gli direte, con aria sommessa, che avreste preferito che i fiori non fossero stati recisi, ma che amate la natura nel suo habitat ecologico naturale, credo che non lo rivedrete mai più. Se invece continua a volervi bene, potrebbe essere candidato ad essere la "vostra persona"-

Il tutto diventa ancora più arduo nel momento in cui non si mangiano nemmeno formaggi, ma questa è stata una condizione di fatto congenita della mia vita, non una scelta etica.

Alcuni paragonano l'eliminazione di cadaveri animali dalla piramide alimentare allo smettere di fumare. Ma io non lo credo affatto. La nicotina è una molecola (alcaloide come la caffeina ecc.) che, una volta penetrata nel nostro organismo, va a legarsi ai recettori nicotinici che si trovano nel nostro sistema nervoso e muscolare e che funzionano come dei cancelli automatici: il telecomando è costituito dalla nicotina che si lega e ne permette l'apertura, una volta aperti permettono l'ingresso di altri neurotrasmettitori (acetilcolina) che determinano un effetto finale eccitatorio-tensivo sulle cellule. Ma in questo caso sussiste una sorta di dipendenza perchè la nicotina va a interagire con la parte del sistema nervoso della ricompensa (la stessa parte che ci fa mangiare i dolci perchè ci fa credere che ce li meritiamo). In pratica permette la liberazione di quelle molecole come le endorfine che ci fanno sentire più sereni e rilassati. E chi vorrebbe rinunciare a cotanto stato di benessere psichico?


Mangiare la carne non permette l'apertura di nessun cancello, non libera nessun neurotrasmettitore, non determina alcuno stato di benessere nè tantomeno di dipendenza.
Chi volesse e ovviamente sentisse la necessità di diventare vegetariano dovrebbe comunque evitare tagli assolutistici e repentini che, pur se non determinerebbero alcuna sindrome da astinenza dalle carni, potrebbero destare amarezza e sensazione di deplezione. E' opportuno cominciare per gradi, come ho fatto io. Eliminare a poco a poco determinate categorie di carni, per poi passare a eliminare anche gli insaccati e lasciarsi ad ultimo una tipologia che magari ci piace particolarmente. 
Perchè nutrirsi di un determinato cibo può essere vista più come una dipendenza psicologica che altro: mangiare i dolci ad esempio soddisfa alcune carenze affettive, ma non mangiarli assolutamente non determina alcuna crisi d'astinenza fisiologica, cosa che invece determina la mancata assunzione di sostanze stupefacenti in genere.
Dunque è il nostro cervello, come sempre, che regola tutto. Ma proprio per questo sta alla sensibilità di ognuno di noi capire fino a che punto vogliamo lasciarci guidare nelle nostre scelte di vita solo da sensazioni che sicuramente fanno sobbalzare le nostre papille gustative ma che in fin dei conti derivano da retaggi di scelte alimentari a noi imposte dalla nascita e che potrebbero impedire di vivere serenamente i pasti per chi crede come me che sia ingiusto uccidere animali innocenti. 

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